La Sartiglia
la Sartiglia
La Storia
L’Europa medievale delle crociate è la culla dei tornei equestri cavallereschi e dei giochi di addestramento militare a cavallo. Nel corso del XV e del XVI secolo tali manifestazioni rifioriscono sotto forma di grandi spettacoli offerti al popolo. Anche la Sartiglia di Oristano , così come è giunta sino ai nostri giorni, è da considerarsi come un pubblico spettacolo, organizzato allo scopo di intrattenere e divertire gli spettatori. Il vecchio continente nel corso del XVI secolo dimostra un’attenzione speciale per le manifestazioni equestri e in particolare per le corse all’anello. Sovrani, viceré, feudatari e corporazioni di mestiere offrivano al pubblico tali spettacoli in occasione di prese di possesso di cariche di re o vescovi, di nascite di eredi al trono o di particolari festività del calendario liturgico, coinvolgendo direttamente il ceto nobiliare e relegando il popolo al rango di spettatore. I più antichi documenti riguardanti la storia della Sartiglia di Oristano, custoditi nell’Archivio Storico cittadino, si trovano in un registro di consiglieria datato 1547-48 in cui si parla di una Sortilla organizzata in onore dell’Imperatore Carlo V probabilmente nel 1546.
I Protagonisti
I Gremi
Le Città Regie del Regno di Sardegna di età spagnola, ovvero le sette città non infeudate di Cagliari, Sassari, Oristano, Alghero, Iglesias, Castelsardo e Bosa, godevano di prerogative speciali, e tra queste vi era la possibilità di istituzione dei gremi. Tali sodalizi riunivano in corporazioni religiose soci che esercitavano un medesimo mestiere, agricoltori, falegnami, ferrai, sarti, calzolai, figoli e carrettieri. L’associazione, posta “in grembo”, ovvero sotto la protezione di uno o più santi, da qui il nome gremio, era regolamentata da statuti di diretta derivazione barcellonese.
La corporazione governava l’attività dell’intera maestranza, regolamentando l’ingresso dei nuovi soci, l’apprendistato dei novizi, l’esame per il passaggio da apprendisti a maestri d’arte, legiferando inoltre in materia di qualità dei prodotti e prezzi dei manufatti. Il mutuo soccorso fra i soci, l’assistenza ai soci indigenti, l’accompagnamento funebre dei soci defunti e la partecipazione alle feste solenni del calendario religioso nonché alle principali feste dell’associazione, erano rigorosamente regolamentati e rispettati dai soci, pena multe ed espulsioni dalla maestranza. In città solo gli appartenenti alla corporazione potevano aprire bottega ed esercitare l’arte. In età sabauda tale vincolo risultò ormai troppo restrittivo per le limitazioni del mercato e del lavoro e, nel maggio del 1864, un’apposita legge, decretò disciolte tali istituzioni.
A partire da quel momento alcuni gremi si trasformarono in “società” che, abbandonati i doveri relativi al mestiere, continuarono a perpetuare culti e feste in onore del santo patrono, altre confluirono nelle nascenti Società di Mutuo Soccorso basate sul mutualismo fra i soci operai. Di recente in alcune città dell’isola sono stati ricostituiti alcuni gremi volti al recupero di antiche feste ormai perdute, mentre storicamente continuano ad operare, senza soluzione di continuità, nelle città di Sassari ed Oristano. Nel capoluogo turritano e in quello arborense da oltre cinquecento anni i gremi perpetuano le principali manifestazioni cittadine, tramandando a Sassari il cerimoniale della processione della discesa dei Candelieri in voto della Madonna Assunta e ad Oristano, la storica corsa equestre della Sartiglia.
La mancanza di documenti ci impedisce di conoscere in quale momento storico preciso fu demandata ai gremi l’organizzazione della giostra oristanese. Mentre è documentata la volontà di un canonico della cattedrale arborense vissuto nella metà del Cinquecento di donare al Gremio dei Contadini di San Giovanni Battista un fondo rustico i cui proventi avrebbero garantito le spese della manifestazione. Ancora oggi la tradizione ricorda “su Cungiau de sa Sartiglia”, il fondo la cui rendita avrebbe garantito le spese della corsa in perpetuo, pena la perdita dei diritti su quel terreno da parte del Gremio dei Contadini.
Diversamente, il Gremio dei Falegnami di San Giuseppe, storicamente sosteneva le spese dell’organizzazione della corsa attraverso i fondi raccolti dalla questua effettuata dai soci e dagli apprendisti del gremio e dalle offerte fatte alla corporazione da famiglie nobili e benestanti della città.
Su Componidori
Il cerimoniale della Sartiglia ruota intorno alla figura de su Componidori. Il 2 di febbraio di ogni anno, festa della Candelora , le massime autorità del Gremio dei Contadini e del Gremio dei Falegnami nominano ufficialmente il proprio Componidori. La consegna di un cero benedetto segna l’investitura dei cavalieri che avranno il compito di guidare rispettivamente le corse dell’ultima domenica e martedì di carnevale.
Il giorno della corsa, la vestizione de su Componidori è il primo atto ufficiale. Nella sede designata dal gremio avviene la cerimonia più solenne della Sartiglia: il cavaliere prescelto viene trasfigurato in Componidori. Per mano delle massaieddas, abilissime ragazze vestite dell’antico costume tradizionale oristanese, e con la sovrintendenza di una più esperta, sa Massaia Manna, il cavaliere indossa gli antichi abiti de su Componidori, gelosamente custoditi dal gremio. Indossati i pantaloni di pelle, la candida camicia e il coietto, una giacca anch’essa di pelle che si allunga a modo di gonnellino sul davanti, ricordando il tipico abito da lavoro degli artigiani, viene posta sul viso del cavaliere la misteriosa maschera. È quello uno dei momenti più emozionanti dell’intero cerimoniale della Sartiglia: l’uomo si trasforma in Componidori. La sistemazione sul capo di un velo ricamato e del cilindro ultimano la vestizione di colui che non potrà toccare più terra sino al termine delle corse. Su Componidori del gremio dei Contadini si differenzia da quello del gremio dei Falegnami.
Il primo indossa una maschera color terra mentre il secondo ne indossa una chiara color cera. Inoltre sugli sbuffi della camicia de su Componidori della Domenica sono raccolti da nastri rossi, mentre rosa e celeste sono i fiocchi del Componidori del Martedi, il quale reca sul coietto delle borchie d’argento a forma di cuore, mentre il coietto del capocorsa di San Giovanni è stretto sul davanti da lacci di pelle. La figura de su Componidori è sublime. Al termine della vestizione dovrà salire sul cavallo senza toccare il suolo, infatti un artiere accompagnerà il cavallo sino a sa mesitta, il tavolo dove è avvenuta la trasfigurazione del cavaliere: da lì su Componidori monterà sul suo destriero elegantemente bardato.
A partire da quel momento su Componidori è la massima autorità che avrà il compito di comandare la corsa e, in seguito al complesso cerimoniale della vestizione, è il simbolo quasi sacro che con il suo incedere ieratico e il suo continuo atto di benedire con sa pippia de maiu, il doppio mazzo di viole mammole, offrirà il suo saluto al gremio, ai cavalieri e a tutta la città.
Giunti sul percorso di gara, dopo aver aperto ufficialmente la corsa con un triplice incrocio di spade con il suo Secondo, da inizio alla corsa alla stella affrontando per primo la sorte. A partire da quel momento, lui e solo lui potrà stabilire chi tra i cavalieri partecipanti potrà avere l’onore della spada, ovvero tentare la fortuna nel cogliere la stella. Ultimate le corse, su Componidori potrà nuovamente tentare di cogliere la stella, questa volta con lo stocco, la lancia di legno, che cederà anche ai suoi due aiutanti di campo. Le corse sul percorso della Cattedrale sono chiuse da sa remada, la grande prova di abilità e coraggio de su Componidori che affronta il percorso a gran galoppo riverso sul cavallo mentre benedice la folla con sa pippia de maiu.
Su Componidori guida il corteo nel trasferimento verso la via Mazzini. Qui la sua galoppata composta e ordinata con i suoi aiutanti, da inizio alle esibizioni che vedranno la partecipazione di tutte le pariglie del corteo. Al termine, ancora una volta sarà lui a chiudere ufficialmente le corse con un’altra galoppata, questa volta con i suoi compagni di pariglia, riverso sul cavallo mentre saluta e benedice la folla con il suo scettro di mammole. La manifestazione ormai conclusa ha il suo termine nella cerimonia di svestizione del capo corsa. Accostandosi con il cavallo sino a sa mesitta, facendo ancora una volta attenzione affinché non venga infranto il tabù della terra, smonta da cavallo direttamente sul tavolo, dove avverrà la svestizione. Le Massaieddas, tolto il cilindro e il velo, sciolgono le fettucce che per ore hanno stretto la misteriosa maschera. Levata la maschera cessa su Componidori e il volto dell’uomo riappare ai numerosi presenti che salutano e plaudono all’impresa del cavaliere.
Fonte Fondazione Sa Sartiglia www.sartiglia.info Per info sulla manifestazione visita il sito.
















